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1922: Regime di non libertà di parola

Raccontai in precedenza dei miei nonni materni venuti dal Veneto. Mia nonna faceva l’ostetrica nel Comune di Caneva e con il marito si era stabilita a Sarone, paese in cui anni prima sua sorella maggiore Regina, anch’essa ostetrica comunale, visse da ragazza per poi tornare in Veneto dove si sposò non esercitando più la professione. I miei nonni materni, ferventi cristiani desiderosi di una famiglia numerosi, ebbero nove figli, cinque maschi e quattro femmine. Mia mamma era la penultima dei figli, di tre anni più vecchia dell’ultimo nato. A oscar, il primogenito, piaceva molto andare a scuola e quando frequentava la seconda tecnica (attuali scuole medie) si ammalò di scarlattina; a quei tempi non c’erano ne cure ne antibiotici per queste malattia e mio zio rimase in casa per sei mesi. Amando studiare, si faceva passare i compiti dai suoi compagni; quando guarì fu accompagnato a scuola dal padre, ma essendo l’anno scolastico ormai giunto quasi alla fine, il professore non volle accettarlo poiché secondo lui non poteva essere pronto per gli esami. Avrebbe quindi dovuto ripetere l’anno. Il padre insistette talmente tanto che il professore acconsentì; terminati gli esami l’insegnante commosso disse al genitore: “suo figlio è promosso, il primo della classe! Non ho mai avuto un tale studente modello!”. 
Mio zio Oscar a tredici anni decise di entrare in politica in un partito, i cui ideali erano la libertà e il benessere del popolo; a quindici anni ne divenne il segretario della sezione di Caneva. Desiderava farsi sacerdote, ma venne sviato da certe dottrine marxiste che gli inculcarono l’idea che Dio non esistesse. Studiò anche musica come altri due fratelli ed imparò a studiare ben quattro strumenti musicali. I genitori fecero molti sacrifici e debiti per far studiare i loro figli, i quali non mancarono di ricompensarli. Oscar fece anche aprire una pista da ballo a Sarone dove ora si trova il negozio di elettrodomestici Manfè. Costruì con i suoi compagni una cooperativa di lavoro in piazza, che fu demolita alla fine della Seconda Guerra Mondiale per poter ampliare il centro del paese. 
La via Cansiglio in quei tempi era una semplice mulattiera ed egli desiderava farne una strada importante di Sarone. Perciò chiese aiuto economico a dei ricchi signori, i quali, entusiasti del suo progetto, lo sostennero con generosità. Assunse degli operai che iniziarono il tracciato della strada che porta al Gaiardin. All’epoca divenne amico di un ex maestro, direttore del giornale del partito di cui ho parlato sopra; questo in seguito divenne Capo di Stato del nostro Paese e fondò un partito nuovo; chiese ad Oscar di seguirlo per realizzare grandi progetti per il popolo italiano. Gli disse: “sarai grande secondo dopo di me”; mio zio però la pensava diversamente. D’indole fiera e coraggiosa e giusti ideali, gli rispose: “io non tradisco i miei amici!”. Si ribellò e così iniziarono le persecuzioni che coinvolsero tutta la famiglia, portandolo anche a dimettersi dalle Ferrovie, ove ricopriva il ruolo di capostazione.
 
 

Maria Venturelli
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