Parlando, qualche tempo fa, con uno studioso di toponomastica friulana, esponevo una mia ipotesi sul toponimo Sarone, suggeritami dalla forma Serrone, ricorrente molto spesso, anzi quasi esclusivamente, in documenti dei secoli passati. Mi ha pregato di non risollevare la questione ora che tutto sembra chiaro; infatti l’ipotesi del professor Pellegrini non fa una grinza, considerata la base da cui si muove. Allora, per un po’ ho taciuto, ma poi non ho più resistito alla tentazione di dire anch’io la mia, senza presunzione e pronto ad accettare un’eventuale bocciatura motivata.
A crearmi il dubbio è stata dunque la forma Serrone (in latino de Serronis, de Serrone, Serronarum…). Ho cercato la spiegazione in una parola friulana, anche perché nel Veneto la stessa cosa ha una denominazione completamente differente. Si tratta della voce siere, in veneto stua, che G. A. Pirona, nel suo Vocabolario Friulano, traduce con una lunga citazione, ma che si può intendere semplicemente come una sorta di “sbarramento, costruito con tronchi, tavole, sassi e rami intrecciati, attraverso i torrenti, per fermare l’acqua e farne alzare il livello a monte, favorendo così la fluitazione del legname”.
Il Pirona accenna anche al derivato sierone, come grosso sbarramento; allora, sarà proprio un delitto ipotizzare che Sarone significhi anche luogo di grandi sbarramenti, serrone, lungo il torrente Vallone, per favorire la fluitazione dei tronchi, ma anche per frenare la discesa impetuosa dell’acqua nei periodi di grandi piogge? Nello stesso vocabolario, l’autore riporta anche il sinonimo siarài, il nostro sarài, di cui esiste ancora un esempio sopra le cave.
Se si considera poi che nel dialetto locale il gruppo ser d’inizio parola (serpente, seren, servir, serar…) diventa normalmente sar (sarpente, saren, sarvir, sarar…), non è difficile passare da Serone a Sarone. E così, visto che in questi casi di ipotesi se ne fanno molte: scientifiche, provate, forti, deboli e anche fantasiose, tra tutte queste categorie ci sarà un posto anche per la mia?
Carlo Zoldan

