Sarone nel XVI secolo non era per niente un paesino, se aveva addirittura un notaio che esercitava la professione in loco. D’altra parte la mole di documenti che solo si trovano nell’Archivio di Stato di Pordenone denota un fermento non indifferente nella vita socioeconomica del paese in quell’epoca. Inoltre le numerose famiglie oriunde dal Veneto e dal Friuli residenti e quelle che sono giunte con una certa continuità in seguito stanno a testimoniare che in zona si trovava di che campare: lavoro come artigiani, terra da coltivare, boschi da sfruttare e legname da utilizzare in vari settori.
I notai lavoravano moltissimo, perché c’era un notevole giro d’affari e, a onor del vero, perché a loro si dovevano rivolgere tutti coloro che dovevano fare operazioni legali di compravendita, patti di matrimonio, stesure di elenchi dotali, denunce di ingiustizie e richieste di sentenze…
Così il notaio sacilese Guidone Del Ben, negli anni Settanta del 1500 ha rogato a Sarone, dove abitava, probabilmente in una casa per l’estate, che però in quel periodo era usata abitualmente. Lo si deduce dalle date degli atti raccolti in un fascicolo presso l’Archivio di Stato di Pordenone. Si tratta di 15 contratti relativi a compravendite, livelli, patti matrimoniali e un testamento, stipulati sia nei mesi estivi che in quelli invernali.
Sfogliando le carte del fascicolo, l’occhio è caduto sul testamento e ha colto qualche notizia che può essere interessane per ricostruire la storia di Sarone: un altro tassello del mosaico, in cui compaiono nomi di famiglie, di personaggi, di luoghi, ma anche abitudini, comportamenti, rapporti tra persone.
A fare testamento è Fosca figlia del fu Giacomo da Selva di Cadore moglie di Giacomo Bastianel. Il luogo della stesura dell’atto è l’abitazione dei fratelli Bastianel appunto, in località Sotto il Longon. La data è 18 settembre 1578. E qui sono subito possibili alcune considerazioni: il cognome Bastianel è già attestato nei decenni precedenti: un Daniele Bastianel compare già nell’elenco dei capifamiglia per la convocazione della Regola, nel 1559; nel 1560, illi de Bastianellis risultano abitanti residenti loco et foco a Sarone e i loro immobili confinano con un appezzamento di terreno venduto da Franceschino Ottoboni situato sotto la Piazza di Sarone; nello stesso anno del testamento, Battista del fu Pietro Oria vende una rendita livellaria a Giacomo detto Selva.
Daniele Bastianel dovrebbe essere dunque il padre di Francesco e Giacomo, già morto al momento del testamento della nuora; abitano non più a Sarone centro, ma Sotto il Longone. Il Giacomo detto Selva che compare nell’atto di vendita del livello potrebbe essere, considerando il nome, nipote della testatrice, figlio di un fratello, con il nome appunto del nonno.
I Bastianel probabilmente provenivano dall’Alpago e quindi è abbastanza probabile che Francesco e Fosca si siano sposati grazie all’amicizia tra le due famiglie di ‘compaesani’.
Fosca da Selva, dunque, fa testamento alla presenza del notaio Del ben e di alcuni testimoni che vale la pena riportare: il pievano di Sarone don Iginio Guerini da Ceneda, due ‘immigrati’ provenienti da Brescia, Bortolo e Domenico Masari, tre saronesi, Pietro e Cesare Oria e Silvestro detto Mollaris. Cesare è un nome imposto a molti membri della famiglia Oria; nei secoli successivi, da un Cesare Oria prende il nome il ramo che diventerà Cesaro.
La testatrice, oltre ai beni mobili, che sono poi tre capi di vestiario, non specifica quale siano i suoi beni, che lascia al marito Francesco Bastianel. Dopo aver indicato il luogo in cui intende farsi seppellire, Fosca passa agli oggetti che lascia e ai destinatari di essi: la sua Bombasina alla sorella Apollonia moglie di Daniel Viel, la sua mezzalana a Franceschina moglie di Luigino Richetti, come atto di carità, uno scialle di cotone ed una camicia grossa alla cognata Betta moglie di Francesco Bastianel, fratello di suo marito, in segno d’affetto, e tutto il resto dei suoi beni al marito.
E’ dunque una donna del popolo Fosca da Selva di Cadore e non dimentichiamo che una località di Selva di Cadore è appunto Santa Fosca; erano molto ricorrenti i nomi dei santi locali: Marco a Venezia, Tiziano a Ceneda, Pietro in Carnia. Sarebbe interessante scoprire come e perché la famiglia di origine di questa donna è giunta e si è stabilita a Sarone: vista la vicinanza di Selva con la Valle di Zoldo, forse non è fuori luogo ritenere che il capofamiglia fosse un fabbro o uno spadaio, all’epoca piuttosto numerosi nelle officine dei batti ferro di Sacile e dintorni.
I Bastianel invece abitando Sotto il Longone, erano senz’altro contadini coloni dei proprietari del Longone e della terra sottostante, fertile e comoda da lavorare.


