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Il figlio ucciso apparso alla madre

Mio zio Oscar non accettando il regime di quei tempi, espatriò in Francia e si arruolò nei Combattenti di Spagna per la libertà di quello Stato in cui imperversava una spietata dittatura. Fu assegnato all’XI brigata, reparto comunicazioni, per poi passare alla Brigata Garibaldi. Partecipò alle battaglie sul fronte: Madrid, Caspe, Huesia Brunette, Belchite e Zeurel. Ferito ad Aragona, fu curato e poi rispedito in Francia nelle fila dei Maquis. Scriveva alla famiglia da indirizzi di persone amiche presso le quali alloggiava sotto falso nome; inoltre teneva una corrispondenza anche con mia madre Enrichetta, che abitava a Crema, in provincia di Cremona. Mia mamma attendeva con ansia le sue ponderate lettere, le quali rappresentavano sempre una lieta notizia, nonostante giungessero spesso con eccessiva lentezza. La Seconda Guerra Mondiale (1939-1945) era appena scoppiata e infuriava terribile e devastante di Stato in Stato coinvolgendo anche la nostra Italia. I due fratelli continuavano a scriversi, fino a quando mia madre non ricevette più sue notizie; pensava fosse a causa del divampare della guerra. Il tempo trascorreva inesorabile e mia madre, preoccupata, scriveva ,indagando con prudenza, agli indirizzi delle persone amiche di Oscar, senza però ricevere alcuna risposta. Terminò la guerra e il 25 aprile 1945 venne firmata la liberazione. Nel frattempo mia mamma ricevette una lettera anonima nella quale c’erano scritte anche queste parole: “…non indaghi in merito a suo fratello. E’ morto in guerra. Non ne parli con nessuno e bruci questa lettera.” Ella non crebbe a quella missiva senza nome e senza perdere la speranza, sperava ancora di rivederlo. Il tempo passò. A sette anni mi trasferii con i miei genitori e mio fratello maggiore a Sarone nella casa dei nonni materni. Il nonno Angelo era morto da anni di infarto; mia nonna Prudenza continuava a esercitare la libera professione di ostetrica a Sacile, dove viveva in affitto in un piccolo appartamento. I fratelli di mia nonna se erano andati per il mondo in cerca di fortuna; l’ultimo nato, Ferruccio, aveva undici anni quando avvenne la tragedia. Tre anni dopo partì per l’Argentina con i missionari di Don Bosco, che lo fecero studiare sino a diventare ispettore delle scuole. Si sposò con una ragazza, figlia di genitori italiani, dalla quale ebbe un figlio. Non rivide più i suoi genitori. Una volta venne in Italia a trovarci; fui molto contenta di conoscerlo. Ricordo il giorno in cui mia madre diceva a mia nonna a proposito dello zio Oscar che prima o poi lo avrebbero visto tornare; la nonna affermò però che Oscar non sarebbe tornato. Le era apparso in sogno e le aveva detto che era stato ucciso e voleva quindi che venissero dette delle messe in suo suffragio, nominando un certo Don Antonio; più di una volta aveva bussato alla porta della sua camera e si erano parlati. La nonna a volte pensava che questi fossero brutti sogni dovuti al fatto che pensava troppo al figlio scomparso. Questa nonna era l’unica che avevo conosciuto, poiché i miei nonni paterni erano morti a Crema: il nonno scomparve prima che i miei genitori si sposassero e la nonna quando io avevo un anno. Con la nonna si andava alla Santa Messa e lei cantava le lodi con bella voce; a casa si recitava il santo rosario. Mi raccontava le fiabe ed io ero molto contenta di ascoltarla e di rimanerle accanto. Dopo due anni che abitavamo a Sarone la nonna cominciò a soffrire di mal di cuore e nonostante l’assistenza della mamma, tra mille sofferenze, morì. Trascorsero gli anni, ma dello zio ancora nessuna notizia. Un giorno, sfogliando alcuni documenti appartenenti alla nonna, trovai tra lodi ai santi, preghiere a Dio, poesie ed indirizzi di case farmaceutiche, alle quali chiedeva la spedizione di medicinali, un’agendina, nella quale erano scritti i nomi delle persone che si rivolgevano direttamente a lei per preghiere e novene a Dio, alla Vergine Maria e ai santi per problemi famigliari e delle persone che avevano ricevuto delle grazie. Attirò la mia attenzione un foglietto con il seguente testo: “Una notte del 1941 ho sognato Oscar che mi diceva di essere stato ucciso con un colpo alla testa e di voler far dire a Don Antonio nove messe. Due notti è venuto a battere alla mia porta: il 26 gennaio dopo mezzanotte indossava la divisa da soldato, mentre il 26 marzo alle ore tre era morto disperso. Avevo sentito parlare di questo giovane sacerdote, il cappellano Don Antonio, mandato dal Vescovo per aiutare nelle funzioni religiose l’anziano parroco Don Luigi De Nardo, il quale, arrivato da giovane, si occupò della parrocchia sino al giorno della morte.

Maria Venturelli
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