Un matrimonio tra famiglie benestanti nel XVI secolo
Continuando l’esposizione e l’analisi di qualche patto matrimoniale con relative liste dotali, abbiamo l’occasione di parlare ancora di antiche famiglie di Sarone, di loro apparentamenti mediante matrimoni, di presenze di testimoni, che fanno capire le preferenze nell’allacciare amicizie e nel frequentarsi tra “simili” o per comune provenienza o per professione o per censo, aspetto quest’ultimo da non sottovalutare.
Soprattutto nella combinazione dei matrimoni, le scelte erano sempre molto oculate da entrambe le parti, e questo fino al XX secolo: i nobili e i ricchi, si sa che con i matrimoni miravano a conservare e magari aumentare i propri beni, ma anche tra il popolo si cercava la faméia bona per le figlie e la tosa dhe sèst e anche co na bona dhòta, per i maschi.
Le ultime liste dotali relative alle nostre zone si riferiscono agli anni Cinquanta del ‘900, mentre le prime, giacenti negli archivi, risalgono al XIV-XV. Il gruppo più corposo, anche per maggiore fortuna avuta nella conservazione, si riferisce ai secoli XVI-XIX. A noi per ora interessano quelle del XVI, da dove appunto possiamo partire per la storia delle famiglie di Sarone con i loro cognomi.
La dote, dunque, era un’istituzione importantissima, quasi determinante per la conclusione dei matrimoni. Era costituta normalmente di soli beni mobili, raramente di immobili, quali terreni, case… a meno che la sposa non fosse figlia unica o avesse solo sorelle e non fratelli maschi. In molti casi, invece, era previsto denaro liquido.
Al momento della dichiarazione di avvenuta promessa da parte degli sposi, si riunivano le due famiglie e contrattavano appunto la consistenza di quanto sarebbe stato attribuito alla sposa, con atto notarile, i più abbienti, con una carta semplice scritta da un esperto e sottoscritta dagli interessati e da testimoni, gli altri.
Gli esperti erano gli orefici per i gioielli, i sarti o i calzolai per il resto della biancheria e dei vestiti. La dote della sposa entrava a far parte del patrimonio della nuova famiglia, ma rimaneva su di essa un vincolo, per più casi specifici: la separazione, evento rarissimo; la morte della sposa senza aver lasciato figli; la morte dello sposo, pure senza eredi.
In caso di morte della sposa senza eredi, la dote tornava alla famiglia di lei o per intero o per metà, a seconda delle disposizioni statutarie delle singole comunità; se a morire era lo sposo, dipendeva da che cosa decideva la vedova: se rimaneva in casa accettando la vedovanza, la dote rimaneva dov’era lei, altrimenti seguiva la titolare dove avesse deciso di stabilirsi; in caso di separazione o annullamento del matrimonio, la dote poteva essere restituita oppure compensata con un assegno mensile di mantenimento.
Un matrimonio con buona dote
Le famiglie possidenti, quelle più in vista, quelle che avevano al loro interno qualche membro con cariche pubbliche o più semplicemente abile e fortunato nella propria professione, cercavano amicizia ed eventuali apparentamenti, come s’è detto, con altre nelle stesse condizioni e se non le trovavano in paese, allora, in deroga al detto Moglie e buoi dei paesi tuoi, cercavano nelle zone circostanti.
E’ il caso della famiglia di Francesco Oria di Sarone che, nel 1567, si apparenta con la famiglia dei fratelli Isola di Pinidello, che ha come punto di rifermento non un capostipite o un capo colonnello, ma un prete: Andrea Isola, pievano di Godega. La famiglia Isola era molto benestante, forse anche in virtù del cospicuo beneficio di cui godeva il sacerdote, ma dei tre fratelli maschi due, Marco e Bartolomeo, erano già morti.
I cugini, figli dei due defunti, vivevano ancora insieme, con i beni indivisi e sotto la tutela dello zio don Andrea; nell’atto sono nominati solo i maschi e la femmina che deve sposarsi; sono Matteo e Giovanni figli di Marco e fratelli di Angela, la sposa, e Michele figlio di Bartolomeo. Non è dato sapere se ci fossero anche altre femmine.
I promessi sposi sono dunque Angela Isola del fu Marco di Pinidello e Cesare Oria figlio di Francesco di Sarone. Il nome Cesare ricorrerà spesso nella famiglia Oria e poi, nel XVIII secolo, proprio da questo nome si affermerà il cognome patronimico Cesero-Cesaro. A stipulare il contratto di matrimonio sono il prete Andrea, a nome dei nipoti, e Francesco Oria, padre dello sposo, anche se la dote viene consegnata a quest’ultimo.
L’atto è datato 15 ottobre 1567, è redatto a Godega, iuxta formam Marchię Tarvisinę et Cenetensis, secondo le norme di Treviso e Ceneda, alla presenza dei testimoni: Giovanni Francesco del fu Franchino Frachia di Sacile, Daniele del fu Battista Guielmi (Viel) e Miotto del fu Marco di Santa di Sarone.
Miotto è figlio di Marco Toffoli e di Santa; Marco è morto giovane e capofamiglia risulta sempre la moglie, anche nell’elenco dei regolani; pertanto è da intendere così: Miotto fu Marco [marito] della Santa.
Nell’atto viene specificato il tipo de regolamento a cui si fa ricorso compilando l’elenco dei beni dotali assegnati alla sposa; infatti la caratteristica delle norme statutarie di Treviso e Ceneda riguarda la restituzione della dote in caso di morte di uno o l’altro dei coniugi nella misura del 50%. Compare anche il nome del compilatore Bartolomeo Ivano calzolaio di Stevenà.
Si riporta l’intera lista nella parte in volgare, omettendo il testo latino degli atti veri propri. Si tratta di un elenco di dote rispettabile, che denota le condizioni economiche buone della famiglia della sposa e di conseguenza anche la posizione della famiglia dello sposo, essendo stato accettato.
La consistenza della dote
Il valore della dote è di 200 ducati, consegnati in due tranches di 405 lire e 14 soldi e 310 lire, dal pievano Andrea a Francesco e Cesare Oria, quindi il corredo e altri capi come compaiono elencati nella lista, per un valore di lire 524 e soldi 6. Considerando che 20 soldi corrispondono a una lira e 6 lire e 4 soldi ad un ducato… con due calcolini si arriva alla somma esatta di 200 ducati.
Come s’è detto, una dote consistente, se si pensa che quella già riportata ammontava a lire 292 e soldi 8, pari a ducati 47 circa, quindi tre volte inferiore. Ciò significa che i beni della famiglia Isola di Pinidello erano notevoli, se si pensa che la quota toccata come dote alla sorella e cugina, era una parte legittima, quindi di molto inferiore a quando spettava ai tre maschi, una volta giunti alla divisione.
La lista
Il linguaggio usato nella compilazione della lista, un italiano veneto del tempo della Serenissima, potrà creare qualche difficoltà di comprensione; non però ai dialettofoni, che vi troveranno molte affinità con la parlata attuale della zona. La grafia è molto oscillante, per cui si trovano le stesse parole scritte in modo diverso. Nelle note, comunque, sono spiegati i termini ritenuti meno comprensibili, ma se ci fossero dei problemi siamo a disposizione.
Doi casse de pezzo[1] depente de rosso con le sue seradure L. 14 s. --
uno letto de lintima[2] nuova, uno cauzal[3] et doi cusini con piuma
de peso de libre 55 L. 78 s. 15 uno para de lenzuoli sutilli de lin de braza 28 ½ a s. 24 del braza L. 34 s. 4
una coltra nuova de tella bianca L. 23 s. –
doi altri para de lenzuoli de lin de braza 40 L. 40 s. –
una vestura de panno roan[4] con le sue manege strichade atorno
de ormesin[5] turchin L. 4 s. –
uno para de manege de sarza[6] narancina fodrade L. 2 s. –
un altro para de manege de sarza negra fodrade L. 1 s. 10
uno para de manege de panno beretin[7] L. 2 s. –
una vestura de beretin[8] con le sue manege L. 10 s. –
una vestura de panno roan sencia manege L. 18 s. 10
una mezalana[9] negra senza manege L. 10 s. –
una bombasina[10] biancha senza manege L. 13 s. 4
uno camisotto biancho de tella de lin con el suo casso[11]
de pignolado[12] L. 12 s. –
una traversa[13] de lin L. 7 s. 15
uno camisotto negro de lin con il casso de pignolado
et un altro camisotto negro L. 11 s. –
un camisotto de tella grossa L. 5 s. 18
camisotti n. 9 de tella de lin nuovi L. 40 s. –
doi altre camise grosse nuove L. 7 s. –
doi camise usade L. 2 s. --
braza n. 25 de fazuolli de lin L. 22 s. 10
doi para de calzetti de panno biancho L. 4 s. --
sei fazuoli de lin nuovi L. 5 s. 8
palagreni[14] de più sorte n. 4 sutilli L. 5 s. 10
palagreni grossi n. 4 L. 2 s. 16
doi palagreni de tella negra L. 1 s. 10
doi entimelle[15] nuove de tella usada L. 1 s. 10
doi lenzoletti de bombaso L. 16 s. --
doi fazoletti de bombaso L. 2 s. 8
uno lenzoletto de lin L. 4 s. –
doi fazuolli da cao[16] de lin L. 2 s. 8
scuffie cinque de lin et tre de bombaso L. 4 s. --
fazoletti da spale n. 9 L. 4 s. 10
drappi da spale n. 7 con alcune cordelle L. 3 s. 10
uno fazuol da cao de bombaso L. 2 s. 10
uno fazoletto da spale de bombaso L. 1 s. 4
doi fazoleti da spalle grossi L. 1 s. 10
alcune cordelle et cendaline[17] L. 4 s. 8
una corda de tondin[18] de arzento L. 1 s. 10
una corda de perle con tondini con crosetta di oro L. 19 s. --
uno spechio, una forfese con altre businelle[19] et certo fil L. 6 s. --
uno para de zocholli nuovi de cordoan[20] negro L. 1 s. 8
para tre de scarpe L. 3 s. 12
et una vestura de panno camelin[21] che si hanno chiamato
haver hauto L. 12 s. --
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summa L.524 s. 6
Osservazioni sui vari capi elencati
Colpisce un particolare importante: due “casse”, bauli per contenere il corredo, anziché uno; si intuisce subito che è notevole il numero dei vari capi. Il letto è completo di pagliericcio, guanciale e cuscini. Le lenzuola non sono tante, ma comunque tre paia al posto del solito unico e per di più di lino finissimo. E anche tre piccoli, due di cotone e uno di lino.
Consistente è poi la parte riguardante il vestiario: tre paia di scarpe, due di calze, tre abiti interi, dodici scamiciati, un grembiule di lino, molti fazzoletti da spalle, da testa e tela per confezionarne altri. E poi gioielli: cordoncini, una collana di perle con piccola croce d’oro e un filo di tondini d’argento.
A differenza di altre, quella di Angela Isola è una dote costituita di materiale pregiato: lino, cotone, tessuti damascati, gioielli. Basta dare un’occhiata alla stima di ogni capo per capirne la qualità: le lenzuola di lino, che misurano 40 braccia sono valutate 40 lire, quindi 1 lira al braccio; senza voler fare della facile ironia, si può dire che non sono roba dha tre brath un franco, ma da n franco al brath!
Osservando il valore dato ai vari capi si notano cifre abbastanza alte: 19 lire la collana di perle, 22 la tela per fazzoletti, 40 i 9 camisotti, 12 quello con bustino di pignolato, 10,18,13… gli abiti ecc. Si può tranquillamente dire che Cesare Oria ha fatto una oculata scelta matrimoniale, che ha contribuito a rimpolpare i beni di casa e soprattutto ad allacciare rapporti di parentela con una importante famiglia della zona.
[1] sm. abete, cfr. g.boerio, Dizionario del dialetto veneziano, Giunti, 1993, Firenze, copia anastatica dell’edizione 1856, Cecchini, Venezia, ad vocem.
[2] sf. tela per materassi, boerio, Dizionario, alla voce “intima”.
[3] sm. “Specie di guanciale su cui si posa il capo quando si giace!”, boerio, Dizionario, alla voce “cavazzal”.
[4] agg.“.nero rossigno”, boerio, Dizionario, ad vocem.
[5] sm. “ermellino”, ibidem, ad vocem.
[6] sf. “Sorta di panno lano ordinario, per lo più usato dai contadini”, ibidem, ad vocem.
[7] agg. “di colore bigio” e sm. “panno grigio”, cfr..m.a.cortelazzo, a.da rin, p.frattaroli, Glossario, in Tessuti nel Veneto. Venezia e la Terraferma, Verona, Banca Popolare di Verona, 1993, a cura di Giuliana Ericani e Paola Frattaroli, alla voce “berettino”.
[8] Vedi nota precedente.
[9] sf. Tela grezza ottenuta con ordito di canapa e trama di lana, “ordida de fil e tramada de lana”, cfr. B.Migliorini, g.b.pellegrini, Dizionario del feltrino rustico, Padova, Antoniana, 1971, alla voce “medelana”.
[10] sf. “tela grossa il cui ordito è di bambagia [cotone] e la trama di canapa”, boerio, Dizionario, ad vocem.
[11] sm. “[…]quella parte principale dell’abito della donna che cuopre il corpo, cioè il busto […]”, boerio, Dizionario, ad vocem.
[12] agg. “tessuto operato con disegni simili a pinoli”, cortelazzo, da rin, p.frattaroli, Glossario, alla voce “pignolato”.
[13] sf. “grembiule e grembiale”, boerio, Dizionario, ad vocem.
[14] sm. “specie di grembiule […]”, boerio, Dizionario, alla voce “palgremo”.
[15] sf. “federa”, boerio, Dizionario, alla voce “intimela”
[16] sm. capo, testa, boerio, Dizionario, ad vocem.
[17] sf. “tessuto di seta finissima […] onde le contadine s’intrecciano i capelli”, boerio, Dizionario, ad vocem.
[18] sm sfere d’argento, fors

