Contrariamente a quanto normalmente creduto, la comunità cristiana di Sarone pare abbia avuto origine non per opera della pieve di Caneva (Castello) ma, piuttosto, per volontà della nobiltà polcenighese. Questa supposizione trova riscontro in un documento datato 3 novembre 1222, e compilato in occasione della divisione dei beni avvenuta fra i fratelli Alberico e Guarnero conti di Polcenigo. Tra le loro spettanze risultano, infatti, anche le decime sulla pieve di Sarone (Ceronis). Da qui la considerazione che la chiesa possa essere stata fondata da qualche loro avo, non molti anni prima.
Questa tesi pare essere suffragata anche dall’attenta lettura di un altro manoscritto, redatto solo qualche anno dopo (1233), comprendente anche un elenco di tutti i merighi delle comunità amministrate dalla Pieve di San Cassiano del Meschio (Cordignano). In detta nota, accanto ad Aptor(?) di Caneva ed a Varnerio di Stevenà, non compare, infatti, alcun delegato di Sarone.
Nel corso dei due secoli successivi, il peso ed il ruolo di questa comunità religiosa si accrescono di molto. Notevole anche il territorio sottoposto alla sua influenza che si estende non solo nel settore orientale della podesteria di Caneva, fino alle sponde del fiume Livenza, ma che n’abbraccia pure tutta la fascia più meridionale. Anche la parrocchia di Fratta, che ha origine nel 1475, vede la luce sotto l’influsso della pieve di Sarone.
In un’antica pianta, tratta da un Catartico del 1754, compare la prima raffigurazione della chiesa parrocchiale con accanto, la torre campanaria, entrambe attorniate, come consuetudine, dall’area cimiteriale. Il tempio sacro, dedicato a Santa Maria Maggiore, viene rifatto ed ampliato, una prima volta, al tempo del vescovo di Cèneda, Lorenzo da Ponte (1765), mentre la struttura attuale, iniziata nel 1864, viene benedetta dal vescovo di Vittorio Veneto, mons. Eugenio Beccegato il 19 ottobre 1929, ed assume il titolo di Santa Maria Immacolata. Al suo interno, accanto all’altare maggiore dedicato alla Madonna, compaiono quattro cappelle intitolate rispettivamente al Sacro Cuore ed a Sant’Antonio da Padova, a Gesù Crocifisso ed al Preziosissimo Sangue, a San Giuseppe ed alla Madonna del Rosario. Gli ultimi restauri, di una certa consistenza, vengono effettuati dopo il terremoto che il 18 ottobre 1936 ha recato gravi distruzioni in tutto il territorio appartenente al comune di Caneva.
Dopo aver dato origine alla parrocchia di Fratta, la pieve di Sarone, a partire dal 15 gennaio 1948, diventa matrice anche della parrocchia di Fiaschetti, alla quale cede un tratto del suo territorio.
Tratto da “Tra Fede e Storia: Le Chiese”
di Luciano Borin
sul libro“Caneva”
a cura della Societàt Filologjche Furlane (1997-LXXIV Congres)
La Chiesa conserva:
- Una porticina con Cristo sorretto dagli angeli, opera di Francesco da Milano
- L'altare ligneo, intagliato e dorato, opera dei Ghirlanduzzi (XVIII secolo)
- L'edicola in pietra per gli Oli Santi
- Ricca di tele del XVIII secolo, si segnala la grande pala con San Antonio in estasi del veneziano Eugenio Moretti Larese


